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Roberto Saletti è un artista versatile e visionario che utilizza diversi media. La sua estetica originale propone la figura umana e la sua forza archetipica attraverso un linguaggio formale estremamente moderno. Le sue immagini sorprendono soprattutto per la tecnica singolare che Saletti ha perfezionato nel corso di più di venti anni di pratica e ricerca in camera oscura, ma ad una lettura più attenta queste rivelano una potente carica emotiva e simbolica. Nato a Rieti (1969), vive e lavora a Roma.


UNA POSSIBILE STORIA
Nel 1999, dopo tredici anni passati in una camera oscura, i lavori di Roberto Saletti vengono alla luce ed incontrano il pubblico nell’occasione della mostra personale tenutasi a Brescia. E’ un momento cruciale nella ricerca fotografica dell’artista: per la prima volta il gusto del pubblico entra nel suo mondo privato, propone un giudizio sulla solitaria umanità delle sue figure, sulla caducità del loro passaggio. Il tratto distintivo e la poetica personale di Roberto Saletti sono già definite dai molti anni di pratica e ricerca in camera oscura.

In occasione di quella mostra personale, ospitata dalla Galleria “Valentina Zatta”, l’artista e critico italiano, Pablo Echaurren, scriveva queste parole:

“La fotografia è scrittura di luce, leggerissima traccia indelebile di un istante, fossile cartaceo che conserva l'impronta di ciò che è comunque trascorso. E Roberto Saletti è attratto proprio dall'ambivalenza tra memoria e transitorietà, tra fuga e persistenza. (…) Le storie e la storia, minuscole e maiuscole che si fondono, si confondono. Morti che producono fantasmi, orme di ombre. Da una parte si sente l'influenza della fotodinamica futurista di Anton Giulio Bragaglia, velocità più trasparenza, moto che si smaterializza nella dissolvenza della figura in azione pura, dall'altra si avverte quella del pennello scalpello di Mario Sironi, della sua pittura materica, assolutamente omerica. (…)Corpi ripresi da viventi che sono virtualmente già morti o più o meno lo saranno, conservati in un sepolcro chimico profondo quanto lo è un semplice foglio di carta."

 

Nel 2002/2003, Saletti comincia a realizzare installazioni, creando il gruppo artistico “The Walk” (R. Saletti, G. Miconi e G. Ludovisi), con il quale propone due lavori:

 “L’Aperto” a Rieti e L'Abitudine al Margine” (Grensetilvaerelsens Sedvanlighet) a Bergen (Norvegia) -  http://www.robertosaletti.it/bergeneng.html

Inizia ad emergere la versatilità dell’artista, che attingendo alle proprie conoscenze informatiche e plastiche realizza video, suoni e sculture sempre finalizzate al senso generale dell’installazione. La fotografia tradizionale in bianco e nero si unisce con le nuove tecnologie e questo diventa un punto di forza di Saletti, che pur non intervenendo mai nelle fotografie con l’elemento digitale, riesce ad integrare nella forma dell’installazione le diverse produzioni, a vantaggio di un significato altro.

L’analisi storica di un’epoca segnata dall’11 settembre è il nucleo delle due installazioni, dove la linea tra gli inclusi e gli esclusi del mondo diventa un margine abitudinario.

Da quel momento in poi le opere di Saletti cominciano il loro viaggio: figure esangui, come “risparmiate alla morte”, trovano il loro spazio all’interno di istallazioni e mostre presentate nell’arco di 10 anni in Europa, l’Europa di Boltanski, quella che desidera una riflessione, finalmente distaccata, sui conflitti mondiali e l’umanità che ne discende. Strada facendo queste si trasformano ed assumono un carattere nuovo.

Nella mostra “Chiara Oscura”, tenutasi a Roma nel 2003, vengono proposte per la prima volta le “teche”, personaggi immersi in una cornice di plexiglass che comunicano una insolita e misteriosa bellezza. In quell’occasione, la giornalista Junko Terao ha scritto:

“(…) Lo scatto rimane determinante, ma solo in quanto momento iniziale di un processo di “decostruzione dell’oggetto” che ha termine in fase di camera oscura.
Passano anche mesi o anni tra quando scatto la foto e quando stampo il negativo, e in tutto quel tempo lascio cadere ogni legame affettivo con l’oggetto fotografico che resta solo un vago ricordo, più o meno definito”. Ed è proprio in fase di stampa che Saletti interviene, facendo riemergere, da un tempo e da un luogo indefiniti, gli sguardi, i volti, le figure dei soggetti fotografati, consegnandoli ad una dimensione altra rispetto a quella originaria, totalmente avulsa da ogni contesto particolare, in cui i soggetti perdono la loro identità per divenire paradigmi universali di ogni individualità. Lo possiamo immaginare, chino sul foglio con lo straccio imbevuto di sviluppo, a “rivelare” negli sguardi la loro essenza, quell’orizzonte del sacro, di vita e di morte, in cui ogni spettatore può riconoscere se stesso. In questo senso l’opera di Saletti trascende la realtà fotografata e con essa l’idea di “fotografia” intesa come “rappresentazione fedele della realtà”. Piuttosto l’artista, servendosi di strumenti e tecniche fotografiche, crea immagini che superano lui stesso e l’oggetto fotografato per entrare nella sacralità.(...)

 

E’ come una rinascita, se guardiamo agli scenari desolati di un tempo: nuove creature prendono il loro posto, nate dall’unione con un pubblico che si vede ritratto oltre il velo trasparente, trasformato dalla tecnica che l’artista ha perfezionato, un originale processo di stampa in camera oscura che coniuga lo strumento tradizionale analogico con una forma stilistica estremamente moderna, tanto che frequentemente il pubblico domanda se si tratti di ritocco digitale o di pittura vera e propria. Inizialmente si può avere l’impressione che i volti di Saletti comunichino ”tristezza”, ma ad un esame più attento questi rivelano emozioni più complesse quali la gravità dell'essere vivi su questa terra, la consapevolezza di una condizione quasi “imprigionata” nella pietra, maestosamente elegante nella forma. Forma imperfetta, sgualcita, lacerata, come impressa nella sabbia o consumata dal riandare dell'acqua. Sono persone “normali”, catturate senza l'ausilio della posa e nei momenti più anonimi del loro “viaggio terrestre” eppure l'intervento dell'artista in camera oscura fa sì che rimanga fisso su di una bianchissima carta fotografica un attimo “ultraterreno”. Figure che attraverso la camera oscura escono come “distillate” dal loro contesto.

 

La scrittrice Albertina Archibugi ha usato un linguaggio forte per descrivere i ritratti di Saletti:

Una fotografia che sembra un disegno. O una statua che sembra una fotografia. O una figura umana che esce dalla sabbia, e porta con sé la sofferenza di costituirsi materia vivente sulla terra, e lo sforzo della nascita. Materia che si manifesta con occhi vivi e penetranti come proiettili. Con corpi lisci e levigati che chiedono di essere toccati. Ha poco a che fare con la logica la fotografia di Roberto Saletti, ma colpisce. Con lo strazio di tutta un'umanità: classica, etnica, esistenzialista e neorealista. Quasi un catalogo dei nostri tempi per un day after: guardate marziani, nei dettagli, come soffrì l'uomo.”

 

Nel 2006, in collaborazione con Chiara Curini, Saletti presenta ad Arles (Francia), durante i rencontres della fotografia, l’installazione “Writ in water” proponendo un percorso multimediale all’interno di un palazzo antico del centro città. Qui l’oggetto diventa l’esistenza umana e le fotografie di medie e grandi dimensioni sparse nei tre piani del percorso colpiscono gli spettatori per la loro sacralità e sintesi. È l’opera di Saletti che, se possibile, diventa ancora più asciutta.

Nel 2008, Roberto Saletti e il fotografo Stefano David allestiscono una vera e propria camera oscura all’interno della “Galleria 12/13” di Roma e propongono una performance nella quale stampano foto difronte al pubblico, utilizzando tecniche creative. È il progetto “Reazione C” che ottiene giudizi positivi dal pubblico e dalle maggiori testate giornalistiche.

L’incontro con Hossein Farmani, avvenuto ad Arles nel 2006 durante il festival internazionale di fotografia (Rencontres d’Arles), rappresenta un altro momento fondamentale per Saletti. Farmani, fondatore e presidente dei Lucie Awards e di altre importanti rassegne fotografiche (px3 Paris, London International Competition, Los Angeles Month of photography…), coglie la potenzialità del lavoro dell’artista e seleziona alcune sue opere per la collettiva “Best in Arles” Los Angeles 2007 e successivamente (2009) apre le porte della “Farmani Gallery” di New York per la mostra personale “Rivelazioni – Revelations in the dark”. (http://www.youtube.com/watch?v=y7o2RNt8tU4)
In quell’occasione il fotografo e artista Roberto Saletti propone al pubblico americano alcuni dei suoi lavori più toccanti: protagonista la figura umana, ritratta nella sua tenerezza, solitudine, spiritualità ed infine bellezza. La durata della mostra viene prolungata grazie ai giudizi positivi di critica e pubblico e Saletti entra a far parte degli artisti rappresentati dalla Galleria (www.farmanigallery.com).

 

Nel triennio 2009/2011 Saletti allarga il raggio d’azione e dopo l’installazione “Tredici Passato presente e femminile” presentata a Rieti nel 2010 con la videoperformance di Tiziana Cesarini, (http://www.youtube.com/watch?v=uoBHVkTW7IE), realizza diverse mostre a Parigi (“AAB Belleville”, “Bastille Design Center”, “Galerie 59 Rivoli”, “PO Menilmontant”) e avvia il progetto “Mayetti”, insieme ad I. Mayaud, artista francese, proponendo un dialogo tra la pittura e la fotografia, al confine tra l’astrazione figurativa e il figurativo astratto, con evidenti contatti con la mec’art (http://fr.wikipedia.org/wiki/Mec%27art).

È del 2010 l’incontro con i musicisti Hector Zazou, Barbara Eramo e Stefano Saletti e con il loro progetto “Oriental Night Fever”, rilettura in chiave moderna e raffinata dei grandi successi della disco dance degli anni ‘70. Nasce così una collaborazione che porta Roberto Saletti a realizzare la videoinstallazione a corredo dei concerti del gruppo eseguiti all’ ”Auditorium – Parco della musica” e a “Villa Celimontana” a Roma. (http://www.youtube.com/watch?v=NslusP0u7kshttp://www.youtube.com/watch?v=FXsyRJOrsIo ). I toni sono più leggeri, ma lo stile dell’artista lo porta in ogni caso a rielaborare in chiave ironica gli anni ’70, mantenendo nel contempo un’estetica raffinata e severa.

La collaborazione con Stefano Saletti e Barbara Eramo continua tutt­­­ora e si arricchisce sempre di più. Saletti realizza, infatti, la grafica del progetto “Emily” della Eramo e video a supporto dei concerti dell’artista.

Attualmente Roberto Saletti è impegnato in diversi progetti con l’artista/performer Tiziana Cesarini e il musicista Massimo Baiocco, con l’artista multimediale Giuseppe Miconi e con il gallerista produttore Hossein Farmani.

 

Nel 2011 Saletti ottiene tre riconoscimenti, con altrettante menzioni d’onore agli International Photography Awards, premio già ottenuto nel 2008.

Nel 2012 vince quattro premi al “PX3 – Prix de la photographie de Paris” ed espone nel mese di luglio a Parigi.

Nel 2012 ottiene 5 riconoscimenti agli International Photography Awards.

Nel 2013 vince quattro premi al “PX3 - Prix de la photographie de Paris”

 

Principali esposizioni, installazioni e proiezioni video:

2014   “Barbara Eramo - Emily”, videoproiezione, Auditorium, Roma

2012   “PX3 – Prix de la photographie de Paris”, Parigi

2011   “Photure” Brancaleone, Roma

2011   “Renaissance” Brancaleone, Roma

2011   “Espace aérien” Galerie 59, Parigi
2010   “Les quatre états” , Bastille Design Center, Parigi

2010   “Imposition”, POM, Parigi
2010   “None x 13”, videoproiezione/performance, di T. Cesarini, con A. Rossi e F. Pariboni,  Sinergy Art Studio, Roma
2010   “Isabelle Mayaud & Roberto Saletti”, AAB, Belleville, Parigi

2010   “Oriental night fever“, videoproiezione, Villa Celimontana Jazz Festival, Roma

2010   “Oriental night fever“, videoproiezione, Teatro Studio, Auditorium, Roma

2010   “Tredici“, installazione, con T. Cesarini, A. Rossi e F. Pariboni , Teatro Flavio Vespasiano, Rieti

2009   “Isolation #3 (Reprise)”, installazione, Oblomov, Roma

2009   "Rivelazioni - Revelations in the dark " , Farmani Gallery, New York
2008   "Reazione C", con Stefano David, performance, Galleria 12-13, Roma

2008   "L'attentation", AAB, Parigi

2008   "Human Circus", Brancaleone, Roma

2007   "Best In Arles", Farmani Gallery, Los Angeles

2007   "Cor(ps)rispondente", AAB, Parigi

2006   "Writ in Water", installazione, 31, rue de l'Hotel de Ville, Arles
2006   "Arte del Territorio Territori dell'Arte", Circolo degli Artisti, Roma

2005   "Chiara Oscura", Brancaleone, Roma

2002   "L'Abitudine al Margine/Grensetilvaerelsens Sedvanlighet" installazione, Bergen

1999   “Roberto Saletti - personale“, Galleria “Valentina Zatta”, Brescia